Dottore, ho un figlio Aggressivo! Parte 1

Cos’è l’aggressività? Come si manifesta in un giovane adolescente? Perché oggi sembra in aumento? Che ruolo svolgono il gruppo e la banda? Cosa possiamo fare noi genitori?

Generalmente, l’aggressività può essere intesa come un comportamento il cui fine è un danneggiamento o un’offesa.

L’aggressività in un adolescente si manifesta in molti comportamenti. Non bisogna però confondersi: prese in giro per gioco, finte zuffe, lotta per gioco, giochi quasi aggressivi, ritualizzati e con reciprocità di ruoli, non sono manifestazioni d’aggressività, ma modi per socializzare e per crescere. L’aggressività prevede l’esercizio di forza e prepotenza verso una vittima e una mancanza di rispetto verso di essa da parte dell’aggressore.

 

Ci si interroga quotidianamente sulle caratteristiche dell’aggressività giovanile. A scanso di equivoci, i giovani di oggi non sono più aggressivi di quelli di un tempo. Ogni generazione ha canalizzato la sua aggressività in fenomeni sociali diversi. Negli anni ‘6o e ’70 per esempio, i giovani riempivano le piazze manifestando per i diritti lavorativi e civili. Vista la posta in gioco, raramente si trattava di manifestazioni pacifiche. I più “arrabbiati”, in nome di ideologie politiche intrapresero addirittura la strada della lotta armata. E Oggi?

 

Oggi abbiamo bambini/ragazzi invasi da una moltitudine di stimoli che sviluppano prevalentemente alcune dimensioni e qualità dell’esperienza (quali l’immaginazione, il movimento veloce, l’agire senza pensare, ecc.) a scapito di altre (quali le sensazioni forti, la calma, la riflessione, il gioco costruttivo, ecc.).

Alcune emozioni (quali la tenerezza, la gioia, la calma, il sentirsi appoggiati, il piacere di essere guidati nella scoperta delle cose, il gusto della conquista e della conoscenza costruita passo passo, ecc.) sembrano essere sempre meno presenti nella vita di bambini e ragazzi.

Tutto questo porta a relazioni con se stessi e con gli altri sbilanciate nel senso della fretta, dell’impazienza, dell’attenzione labile con una sempre più ridotta capacità di comprendere l’altro ed i suoi sentimenti.

La trasgressione non è più caratteristica tipica di un preciso periodo della vita (l’adolescenza), ma diventa “norma” o quantomeno fa “tendenza”, in una continua gara al rialzo ed all’estremizzazione dei comportamenti. Spesso si ha la sensazione che i movimenti di differenziazione dall’adulto e la ricerca di una propria identità separata debbano per forza esprimersi nella manifestazione di comportamenti ostili o violenti, in situazioni in cui sono carenti altre possibilità di comportamento.

Molti bambini hanno perso la capacità di giocare e di gestire i conflitti manifestando le proprie ragioni con forza verbale e cercando la mediazione, per cui facilmente finiscono con lo sprofondare in una rabbia pervasiva. In aggiunta a questo abbiamo anche un ambiente sociale spesso poco “presente” educativamente e sempre meno “contenitivo”, pur se ridondante di oggetti e di “benessere”.

A livello sociale l’autorevolezza degli adulti (e spesso anche il loro controllo) tende a ridursi sempre più nel tempo

In generale bisogna ricordare che noi umani funzioniamo più o meno così: di fronte ad uno stimolo (proveniente dal mondo esterno o direttamente da noi), proviamo una reazione psicofisica (Emozione).  Questa viene rielaborata dal nostro cervello (Razionalità) e ha come conseguenza un comportamento (Azione).

“Ieri”, lo spazio che eravamo abituati a dare alla rielaborazione (R) era molto ampio:

Oggi invece assistiamo ad un eccesso emozionale senza un adeguato spazio di raffreddamento razionale che genera nel giovane un sovraccarico di “eccitazione” (E). Quindi le azioni conseguenti sono più rapide, istantanee, numerose, ma al tempo stesso più impulsive, deboli e superficiali:

figlio Aggressivo

 

 

fine parte 1 – Continua.

 

Dott. Gabriele Achilli – Psicologo

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