A caccia di capricci dei bambini

Trasformare in incontro, lo scontro tra le emozioni dei figli e quelle dei genitori

capricci dei bambini

Ecco una piccola storia per inquadrare l’argomento:

Il piccolo Pierino di 3 anni è al supermercato con la mamma, ad un punto, senza un motivo apparente,  s’immobilizza in piedi con le braccia spalancate, le gambe irrigidite, gli occhi sbarrati e urla. È un urlo acutissimo, lancinante per I timpani e per il cuore, davvero angosciante. Sua madre, li accanto, cerca di convincerlo a seguirla. Tutti si girano a guardarli e una conoscente della mamma, incontrata per caso, azzarda qualche consiglio sotto voce. Ad un certo punto, la mamma, perde la pazienza e urla:  “Smettila subito!”. Pierino imperterrito continua a gridare: la mamma, imbarazzata sempre più, lo solleva, compito non facile data la rigidità del suo corpicino, e,  abbandonando il carrello nella corsia, lo trascina fuori dal supermercato e lo infila a forza nella macchina. Accende il motore e inizia a guidare; dopo poco, pierino si addormenta esausto e sul volto della mamma iniziano a scendere copiose le lacrime.

I capricci sono un’esplosione emotiva (ira, rabbia, collera, …) intensa, improvvisa, indomabile ed esagerata rispetto alle cause.

Essi ci comunicano che il bambino:

  • non può ricevere ciò che vuole;
  • non può fare da solo;
  • non sa ciò che vuole;
  • non è in grado di capire ciò che vuole;
  • non può controllare tutto;
  • sta mettendo alla prova se stesso e l’adulto;
  • sta provando forti emozioni (paura, noia, stanchezza, fame, malattia, dolore, …).

Un bambino non ha spesso le competenze per capire cosa gli sta succedendo: a volte le emozioni che prova sono così intense da sentirsi in forte difficoltà. Per questo, prova rabbia, impotenza, frustrazione e manifesta tutto questo con un comportamento, che ha le caratteristiche descritte sopra. Noi adulti lo categorizziamo come “capriccio”, lui come (anche se indirettamente) “richiesta di aiuto”.

Un genitore, di fronte a questi eventi, non può restare indifferente: le emozioni del figlio hanno un effetto su di lui. Spesso il genitore prova, per via del legame con il figlio le stesse emozioni che questo comunica:

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